BONUS 80 EURO: PERCHE’ E’ “DIS”EQUITA’ SOCIALE


slide80euroCom’è ormai noto a tutti, l’art. 1 del Decreto Legge 66/2014 ha istituito un credito di imposta di 640,00 euro per i lavoratori dipendenti e assimilati con reddito complessivo fino a 26.000,00 euro (in misura piena fino a 24.000, decrescente fino a 26.000 euro di reddito). Il credito verrà erogato in busta paga per otto mesi da maggio a dicembre 2014

(da cui i mitici 80 euro al mese = 640 : 8)

Per aver diritto al credito occorre che l’imposta lorda afferente il reddito da lavoro dipendente o assimilato sia superiore alle detrazioni di imposta spettanti per questo tipo di redditi, condizione che si verifica quando il reddito è superiore a poco più di 8.000 euro. Tale meccanismo assicura quindi la fruizione dell’intero credito spettante anche quando la differenza tra imposta lorda e detrazione per reddito da lavoro dipendente sia positiva anche solo per 1 euro e risulterebbe altrimenti “incapiente” per assorbire ulteriori diminuzioni di imposta.

Il credito si configura in questo caso tecnicamente come un’imposta negativa, cioè come “sussidio“.

L’erogazione del bonus viene giustificato come una manovra di equità sociale per restituire potere d’acquisto (e quindi aumentare la propensione ai consumi) a chi guadagna fino a 1.500 euro al mese (più o meno il reddito netto spendibile corrispondente ad un imponibile fiscale di 24-26mila euro l’anno).

Se questo è il motivo, non si capisce perché le famiglie dei lavoratori autonomi nelle medesime condizioni non possano beneficiare anch’essi di questa provvidenza. Evidentemente l’ideologia che sottende a questa impostazione risponde alla logica che non esistono lavoratori in proprio che guadagnano meno di quelle cifre e, se le loro dichiarazioni dei redditi dimostrano il contrario, è soltanto perché sono degli “sporchi” evasori. E questo ragionamento è, per chi scrive, assolutamente aberrante!

E i PENSIONATI ? Anche loro sono fuori dal bonus, non si capisce perché (probabilmente per motivi di copertura che non era sufficiente al finanziamento degli annunci fatti dal governo).

Ma, a prescindere dalla disparità di trattamento che spesso il Legislatore riserva alle diverse tipologie di reddito tra loro simili per natura, ci sono altre considerazioni che non ci convincono:

  • il sussidio è una provvidenza pubblica che dovrebbe essere erogata in situazioni di precarietà e, francamente, un reddito da 24-26mila euro ci sembra sufficientemente dignitoso per poter fare a meno di regalìe di danari pubblici che potrebbero essere meglio altrimenti impiegati
  • un reddito da 10mila euro ed uno da 24mila (più del doppio) danno esattamente diritto allo stesso credito (640 euro)
  • se è vero che il bonus è un sussidio, allora non si capisce perché esso non spetti quando il reddito è tale da non soddisfare la condizione per la sua erogazione, e cioè la capienza dell’imposta lorda rispetto alle detrazioni spettanti: infatti i soggetti con redditi più bassi (fino a 8mila euro) non hanno paradossalmente diritto a riceverlo, mentre invece sarebbero proprio quelli ad averne più bisogno! (ma, forse, anche loro hanno una casa di abitazione e sicuramente avrebbero gradito di più l’abrogazione della TASI…)

E questa sarebbe equità sociale?


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...