INUTILI SCARAMUCCE TRA CUCHEL E MONTANARO: L’UNICA STRADA E’ RIMANERE UNITI


Non so quanti di voi si siano resi conto che ci attende un’estate da vero incubo e da sicuro esaurimento nervoso. E’ di certo quello che si sta preparando con la ridda di adempimenti imposti da un calendario fiscale che definire folle sarebbe puramente pleonastico. Eppure, in questa estate rovente, c’è chi riesce a trovare il tempo da dedicare a sterili polemiche. E così, ecco che la telenovela commercialisti vs consulenti del lavoro si arricchisce di una nuova puntata.

Questa volta è Marco Cuchel ad accendere la miccia. Il pretesto è un’affermazione, per la verità effettivamente poco felice, che si rinviene nel parere n. 5/2017 di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro che, commentando una recente sentenza di Cassazione in merito ad un caso di abusivismo professionale, così si esprime:

… nel definire l’esercizio della professione di Consulente del Lavoro, [la legge 12/1979 ndr] riconosce il diritto a provvedere a tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, quando non sono curati dal datore di lavoro, direttamente od a mezzo di propri dipendenti, solo a coloro che siano iscritti nell’albo dei Consulenti del Lavoro

Basta e avanza per innescare le ire di Cuchel, con conseguente comunicato stampa ANC del 30 giugno dove si ribadisce che “i commercialisti da sempre svolgono, ancor prima dell’introduzione della specifica normativa, l’attività di consulenza in materia di lavoro e con la legge 12/1979 sono riconosciuti, a pieno titolo, tra i soggetti abilitati” e che “sostenere, come si evince dal Parere della Fondazione Consulenti del Lavoro, che la sentenza della Corte di Cassazione, di fatto, riconosce il diritto all’esercizio degli adempimenti in materia di lavoro solo agli iscritti nell’albo dei Consulenti del Lavoro è con tutta evidenza un’affermazione di parte e fuorviante rispetto ai contenuti della norma e della stessa sentenza

Alla “botta” la risposta è di Dario Montanaro, Presidente dell’ANCL il quale, con un intervento forse un pò oltre i limiti della satira inizialmente ritiene che “l’ennesimo ed inutile attacco di A.N.C. ai Consulenti del Lavoro ed in particolare alla nostra Fondazione Studi, sia l’ulteriore dimostrazione che il DOTT. CUCHEL VORREBBE TANTO ESSERE UN CONSULENTE DEL LAVORO!!!“, continua sostenendo che  “sarebbe ormai maturo il tempo che ANC ed i “commercialisti di area lavoro” si capacitassero del fatto che LORO NON SONO CONSULENTI DEL LAVORO“, concludendo nell’  “evidenziare al dott. Cuchel che “coprire” i bisogni della “pancia” dei commercialisti rappresenta una strategia sindacale di breve respiro e di scarsa utilità, infatti in tale maniera si possono suscitare simpatie ma non adesioni di menti pensanti.

Sarebbe opportuno che i “nostri due” utilizzassero le proprie energie in una vera lotta sindacale unitaria utile alle nostre categorie, smettendola di preoccuparsi di “chi” possa fare “cosa”, che del resto, come giustamente sottolinea Montanaro, è ovviamente previsto dalla legge. Che i commercialisti possano svolgere a pieno titolo la consulenza del lavoro è un fatto, come un fatto è che non esiste il titolo di “Commercialista del lavoro“, che non fa altro che ingenerare confusione tra gli utenti. Ad ognuno il suo, poi il resto lo fa il mercato che, com’è noto, non premia i titoli ma chi lavora bene. Ci può essere un commercialista che in materia di lavoro è più preparato di un consulente del lavoro, esattamente come ci può essere un consulente del lavoro che dà dei punti ad un commercialista in materia tributaria. Fatevene una ragione.

Il nemico del commercialista NON è il consulente del lavoro. Il nemico del consulente del lavoro NON è il commercialista. E il nemico di entrambi NON è l’abusivismo. Il nostro vero nemico è l’Amministrazione Finanziaria, che ci obbliga a sgobbare come schiavi, imponendoci un calendario di scadenze che ormai è giunto ben oltre il limite dell’umana sopportazione. Prima si capirà questo, meglio sarà per tutti.

Smettiamola con le scaramucce e cerchiamo invece di investire il nostro tempo in una strategia unitaria che salvi le nostre due professioni dall’avvilimento e dall’asservimento ad un potere politico che ci ha ormai succhiato l’ultima goccia di sangue senza darci niente in cambio.

E, già che ci siamo, cominciamo a pensare ad una proroga del modello 770. Senza fare a gara a chi la chiederà per primi, l’importante è chiederla, possibilmente INSIEME!!


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