DIMISSIONI VOLONTARIE: I CONSULENTI SONO FUORI ?


E ora occupiamoci di questa bella normettina:

Art. 26 D.Lgs. n. 151 del 14settembre 2015

Dimissioni volontarie e risoluzione consensuale

1. Al di fuori delle ipotesi di cui all’articolo 55, comma 4, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sono fatte, a pena di inefficacia, esclusivamente con modalita’ telematiche su appositi moduli resi disponibili dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali attraverso il sito www.lavoro.gov.it e trasmessi al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente con le modalita’ individuate con il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di cui al comma 3.
2. Entro sette giorni dalla data di trasmissione del modulo di cui al comma 1 il lavoratore ha la facolta’ di revocare le dimissioni e la risoluzione consensuale con le medesime modalita’.
3. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da emanare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono stabiliti i dati di identificazione del rapporto di lavoro da cui si intende recedere o che si intende risolvere, i dati di identificazione del datore di lavoro e del lavoratore, le modalita’ di trasmissione nonche’ gli standard tecnici atti a definire la data certa di trasmissione.
4. La trasmissione dei moduli di cui al comma 1 puo’ avvenire anche per il tramite dei patronati, delle organizzazioni sindacali nonche’ degli enti bilaterali e delle commissioni di certificazione di cui agli articoli 2, comma 1, lettera h), e articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, il datore di lavoro che alteri i moduli di cui al comma 1 e’ punito con la sanzione amministrativa da euro 5.000 ad euro 30.000. L’accertamento e
l’irrogazione della sanzione sono di competenza delle Direzioni territoriali del lavoro. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689.
6. All’attuazione del presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie gia’ disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
7. I commi da 1 a 4 non sono applicabili al lavoro domestico e nel caso in cui le dimissioni o la risoluzione consensuale intervengono nelle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma, del codice civile o avanti alle commissioni di certificazione di cui all’articolo 76 del decreto legislativo n. 276 del 2003.
8. Le disposizioni di cui al presente articolo trovano applicazione a far data dal sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 3 e dalla medesima data sono abrogati i commi da 17 a 23-bis dell’articolo 4 della legge 28 giugno 2012, n. 92.

Sembrerebbe quindi, salvo diversa previsione che potrà essere adottata dal decreto del Ministero, che i singoli consulenti del lavoro (come pure gli altri professionisti abilitati) non potranno trasmettere i moduli di dimissioni previsti dalla norma.

Qualcuno ha storto il naso per questa previsione che appare limitativa delle nostre prerogative professionali. In realtà, a mio modo di vedere, la scelta del legislatore eviterà eventuali spiacevoli casi di conflitto di interessi qualora il lavoratore di cui si intendesse trasmettere il modulo di dimissioni sia occupato in un’azienda da noi assistita. Lasciamo che se la sbrighino i sindacati…

In ogni caso, i moduli potranno essere trasmessi tramite le commissioni di certificazione di cui all’art. 76 del D.Lgs. 276/2003, tra cui le commissioni insediate presso i Consigli Provinciali dell’Ordine dei CdL. Quindi: nessuna limitazione alle prerogative della categoria.