ASPI: INTERROGAZIONE DEL SENATORE SACCONI


SENATO DELLA REPUBBLICA – XVII LEGISLATURA
SEDUTA N. 15 del 24 APRILE 2013

Interrogazione n. 4-00105- SACCONI. – Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. –

Premesso che: l’articolo 2, comma 31, della legge n. 92 del 2012 ha stabilito che nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, intervenuti a decorrere dal 1º gennaio 2013, e` dovuto un contributo specifico a carico del datore di lavoro per le causali di interruzione che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI (assicurazione sociale per l’impiego); il contributo dovuto e` pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI per ogni 12 mesi di anzianita`aziendale negli ultimi 3 anni;

la stessa disposizione prevede che nel computo dell’anzianita`aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, ma a condizione che il rapporto sia proseguito senza soluzione di continuita` o se comunque si sia dato luogo alla restituzione del contributo addizionale previsto per i rapporti a termine; il massimale mensile di ASpI e` stabilito nel 2013 in un importo pari a 1.180 euro con la conseguenza che il contributo da versare, per ogni 12 mesi di anzianita`
aziendale negli ultimi 3 anni, e` pari a 483,80 euro (somma ottenuta moltiplicando 1.180 euro per il 41 per cento); il successivo comma 34 prevede, in via transitoria e per il solo periodo 2013-2015, un’esclusione dal versamento del contributo in caso di licenziamento nei seguenti casi: 1) licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in attuazione di clausole sociali che garantiscano la continuita` occupazionale prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente piu` rappresentative sul piano nazionale; 2) interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attivita` e chiusura del cantiere;
considerato che:
la relazione illustrativa del provvedimento prevede che il contributo di licenziamento sia soltanto una delle forme di finanziamento della nuova ASpI, e non l’unica fonte di finanziamento;
l’Inps con la circolare n. 44/2013, a parere dell’interrogante senza alcun supporto della norma, ha sostenuto che:
il contributo e` scollegato all’importo della prestazione individuale e, quindi, e`
dovuto nella stessa misura, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro cessato (full
time o part time); il contributo va rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro e non in funzione di una anzianita` multipla di 12 mesi; si considera mese intero quello in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario;
ritenuto inoltre che, a parere dell’interrogante:
l’interpretazione fornita con la circolare con riferimento ai rapporti a tempo parziale, oltre a non trovare alcun fondamento nel testo della legge e nei principi generali che regolano il rapporto part-time, determinano un ingiustificato onere contributivo parificando lavoratori che prestazione l’attivita` per poche ore alla settimana con lavoratori (anche dirigenti) che svolgono una prestazione a tempo pieno;
l’interpretazione, in riferimento alla misura del contributo rispetto
all’anzianita` aziendale, e` contraria alla legge poiche´ non e` previsto alcun
riproporzionamento al mese, ma al contrario essa prevede espressamente che sussista un’anzianita` minima e/o multipla di 12 mesi («ogni dodici mesi»);
l’interpretazione che considera mese intero quello in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario non ha alcun riscontro nella legge, determinando l’obbligo per le imprese di pagare il contributo intero anche se il lavoratore ha svolto una prestazione per una parte del mese. La legge quando ha ritenuto di applicare questo criterio lo ha previsto espressamente, come nel caso del calcolo del trattamento di fine rapporto (art. 2120 del codice civile);in un periodo di forte recessione economica, l’interpretazione fornita dall’Inps rischia di aggravare in modo significativo gli equilibri economici soprattutto delle piccole e medie imprese; un’indagine effettuata dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro (che assiste un milione di aziende e circa 7 milioni di rapporti di lavoro) ha stimato che questa interpretazione genera una maggior costo per le imprese di circa 225 milioni di euro all’anno;l’interpretazione fornita dall’Inps, discostandosi in modo significativo dai normali criteri interpretativi delle leggi, rischia di generare un elevato contenzioso che potrebbe vedere con alta probabilita` soccombente l’Istituto,

sI chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di attivarsi al fine di modificare i criteri interpretativi contenuti nella circolare Inps n. 44/2013, ed in particolare: prevedendo un criterio di riproporzionamento del contributo con riferimento ai rapporti a tempo parziale; che il contributo sia dovuto solo nel caso in cui il lavoratore abbia un’anzianita` di almeno 12 mesi interi, o multipli di 12 mesi interi (24 mesi o 36 mesi); che il mese di anzianita`
sia considerato solo quando e` stato interamente lavorato.
(4-00105)