IVA PER CASSA: INUTILE COMPLICAZIONE CHE NON AIUTA LE PICCOLE IMPRESE


Con un emendamento al Decreto sviluppo votato alla Camera, si allarga la platea dei soggetti che possono accedere al c.d. regime IVA per cassa. Potranno usufruire di tale regime i soggetti con volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro (il precedente limite era di 200 mila euro).

Il regime viene però parzialmente modificato. Si stabilisce infatti che:
1) per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate da soggetti passivi con volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro, nei confronti di cessionari o di
committenti che agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione, l’imposta sul valore aggiunto diviene esigibile al momento del pagamento dei relativi corrispettivi. Per i medesimi soggetti l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta relativa agli acquisti dei beni o dei servizi sorge al momento del pagamento dei relativi corrispettivi
2) In ogni caso, il diritto alla detrazione dell’imposta in capo al cessionario o al committente sorge al momento di effettuazione dell’operazione, ancorché il corrispettivo non sia stato ancora pagato

Quindi:
La grande impresa committente potrà continuare a non pagare e a far “aggaire” il piccolo fornitore, mantenendo comunque il diritto alla detrazione sugli acquisti.
Chi invece vorrà usufruire del regime “di cassa” vedrà subordinato il diritto alla detrazione sugli acquisti al pagamento dei corrispettivi col risultato che, se non incassa le fatture nemmeno presumibilmente provvederà al pagamento dei propri fornitori: beneficierà dello slittamento dell’IVA dovuta, ma non potrà detrarsi l’IVA pagata sui propri acquisti fino al saldo della fornitura, con risultato pressappoco neutro.

Beneficieranno del regime le attività ad alto valore aggiunto con pochi acquisti, ma non, per esempio, le attività artigianali, metalmeccaniche, dei trasporti, etc.

D’altro canto si appesantiranno non poco le gestioni contabili!!!